martedì, 16 giugno 2009
NON E' FACILE  DIVERTIRSI


                                                           
                                                   PERFINO SORRIDERE MI FA DOLERE LA FACCIA....








NON HO MAI CAMBIATO IL SENSO DEI MIE SOGNI ANCHE QUANDO MI DICONO CHE SONO CAZZATE
                               PERCHE' IN REALTA' TUTTO CIO' CHE DICO CHE FARO' VORREI FARLO SUL SERIO.


                                                                                                                       MA TUTTO QUESTO E' AFFAR MIO
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To and From: Rapsodya.
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categoria:comunicazioni
venerdì, 08 maggio 2009
"LE SOFISTICAZIONI"



ANTEPRIMA GIUNGO 2009

NON POSSIAMO RISPONDERE ALLA CRUDEZZA DEL MONDO
SE NON CON DEGLI SPETTACOLI CRUDI
NON POSSIAMO RISPONDERE A QUESTA CRUDEZZA CON IL DIVERTIMENTO.
NON POSSIAMO RISPONDERE A QUESTA CRUDEZZA A QUESTA BESTIALITA' UMANA CHE SI RIPETE DALL'ORIGINE ,ANCHE SE SPESSO CI ILLUDIAMO  CHE IL MEZZO PER FERMARLA SIANO I BUONI SENTIMENTI..CON DELLE BUONE AZIONI.
DOBBIAMO RISPONDERE CON LA STESSA CRUDEZZA.
DOBBIAMO  MOSTRARE TUTTO QUESTO.





....."la depravazione non è sudicia patologia,bensì elegante sofisticazione delle voglie" (I.Santacroce)
domenica, 03 maggio 2009
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lunedì, 06 aprile 2009
ESISTONO DEI MOMENTI ,DEGLI ISTANTI CHE E' IMPOSSIBILE RACCONTARE O FERMARE NEL TEMPO.
DEGLI IMPULSI,DEGLI ORGASMI DELLE VIBRAZIONI......









C'E MAGARI PERO' QUALCUNO CHE LI FERMA PER TE E QUANDO MENO TE LO ASPETTI TI CHIAMA
E TE LI FA RIVIVERE.


APRE LA NUOVA EDIZIONE DEL FESTIVAL PIU' IMPORTANTE IN ITALIA, E NOI SIAMO CON IL NOSTRO SPETTACOLO "EMOZIONI DIFFERITE" L'IMMAGINE DI QUEL FESTIVAL.


www.mercantiacertaldo.it

www.actorprogress.com/emdif/index.html

www.galith-photography.com
sabato, 28 marzo 2009


-Non capisco la censura,sopratutto quando questa è finalizzata a far vedere solo alcuni aspetti di un insieme per proporre verità assolute.

-Non capisco come la libera espressione di qualsiasi persona me compreso si possa definere arte.

-Non capisco perchè l'arte cosiddetta fruibile debba essere mediocre.

-Non capisco perchè si debba intraprendere un percorso unicamente per noia.

-Non capisco ancor di più perchè quel chi o quel cosa sia convinto che la noia possa essere lenita dal teatro.

-Non capisco gli scherzi in quanto prodotti dalla noia.

-Non capisco perchè imparare un copione a memoria venga definito teatro.

-Non capisco perche salire su un qualsiasi palcoscenico ,spazioscenico si possa definire teatro.

-Non capisco perchè avere di fronte un pubblico debba definirsi teatro.

-Non capisco perchè le produzioni teatrali di questi tempi rasentino livelli al di sotto delle scorreggie di mio nonno.

-Non capisco veramente un cazzo...


D'altra parte sono anni ormai che prendo a calci in culo me stesso..e così mi sono fatto fuori.

Photo by complejo
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sabato, 21 febbraio 2009
"La nuova  concezione del settore teatrale, sta nel rendersi conto  che il contenuto specifico  culturale, sociale e politico non è incompatibile con il fatto che le attività relative a  arti dello spettacolo sono diventati un settore della produzione industriale e del commercio."
Cosi si legge nel "Libro Blanco de las Ferias de Arte Escenicas del Estado Espanol" che è il 'manifesto' di una visione nuova, perchè dichiarata, di come lo stato spagnolo intenda organizzare questo settore dellla cultura al suo interno.
Si tratta nello specifico di un insieme di festival-fiere che con modalità diverse hanno lo scopo di promuovere la cultura teatrale ,permettere ai programmatori di organizzatori di poter avere una visione di insieme delle diverse compagnie, e a queste ultime di ottenere ingaggi, all'interno di questo circuito ed ovviamente anche fuori.

Un formula che nuova non lo è affatto , cominciata nell 81 con il Festival Feria Tarriga e che per il moneto si è fermata al 2004 con La Feria des Artes Escenicas de Madrid ,l'ultimo festival -fiera che è nato nella terra iberica.

Il modo di trattare il tutto ,sopratutto per chi ha avuto la fortuna di partecipare ad una Feria, non è quello apparentemente da discout commerciale, ma ha un profilo culturale curato, alto ,di qualità in cui però anche l'aspetto organizzativo  e commerciale hanno uno spazio ben definito ed importante ed cosa piu importante ben amalgamato con tutto il resto.


E' forse una modalità solo o tutto italiana ,forse nemmeno troppo incarnata nel passato, quella di
poter pensare all'arte come ad una sorta di sfera incontaminata da quello che il mondo intorno
vive e respira.?
Un riflessione andrebbe fatta, per chi è convinto di questo su alcuni grandi artisti del passato , la cui piu grande parte della produzione era su commissione..e quindi pagata e richiesta..o sulla struttura di alcuni paesi nordeuropei come l'Olanda in cui gli artisti possono essere, facendo gli artisti degli impegati statali.
Non voglio dire che l'arte per l'arte non sia una situazione fascinosa e magnetica,ma sempre di più
sul panorama italiano aumetano i 'carrozzoni' delle produzioni gigantesce e le circuitazioni sempre più chiuse, inaccessibili a chi non ha mezzi ,o per contro delle situazioni al limite dell'improvvisato in cui si tenta di utilizzare  un underground artistico,spacciandolo per chissà quale evento,magari anche molto interessante ,con la sola finalità della moda o del guadagno.
Non c'è commistione,non c'è fusione ma dispersione e caos..probabilmente e forse citando Sergio Leone che citava Mao.."perchè dove c'è confusione un uomo che sa quello che vuole ha tutto da guadagnare.".
Ma anche qui in Italia, il teatro di strada ha una tradizione radicata e ed esistono delle realtà artisticamente e oragnizzativamente ben coese , in cui chi vi partecipa ,sotto diversi ruoli, respira
quella liberetà,quella magia ,quello stato di fermento creativo giustamente incanalato o meglio indirizzato organizzativamente da un pensiero comune,dal taglio del festival, che è fatto da tutti quelli che lo compongono..dai direttori artistici agli spazzini che puliscono per il giorno dopo.
E quando questo inseme respira si mette in moto ,prende vita un nuovo essere.
Che non ha bisgono di identificarsi o di sventolare bandiere che non gli appartengono, ma con umiltà e coraggio sventola la propria..per il gusto di farlo..e nel far cio il piacere ed il gusto diventano collettivi.
Basti pensare al Busker Festival di Ferrara, al Festival Di Pennabilli nelle MArche ,al Salento Busker Festival e infine al Festival Internazionale degli artisti di strada di Certaldo ,ovvero Mercantia.

Uno dei primi,più antichi ,e mi soffermo qui più a lungo perchè oltre ad avervi partecipato, c'è qualcosa di nuovo che bolle in pentola,perchè ,questo è il secondo anno, al nome tradizionale del festival è stato affiancato quello di Festival del Quarto Teatro.
E cosi il vento spira,fa girare,spostare le cose.Senza dimenticare chi si era ieri ,ma con la consapevolezza che oggi occore in qualche modo una mutazione,un cambiamento.
E siccome questo segnale da un Festival così importante è significativo ,speriamo che anche altri
,con le proprie modalità abbiano il coraggio di  trovare il proprio vento...
Perchè crescere ci vuole coraggio.
Ovvero fegato , ovvero messa in movimento di..ovvero vento.


Vi lascio qui con il manifesto del Quarto Teatro

Le dieci negazioni

 

1° Il Quarto teatro è e non è, ma a volte appare…

2° Il Quarto teatro non è secondo a nessuno…

3° Il Quarto teatro non si affanna per i contributi ministeriali…

4° Il Quarto teatro non è raccomandato, ma si raccomanda…

5° Il Quarto teatro non è vecchio, ne nuovo…

6° Il Quarto teatro non esiste, ma c’è! A volte scompare…

7° Il Quarto teatro non ha tempo, ma lo cerca…

8° Il Quarto teatro non ama le cattedrali, ma è molto fedele…

9° Il Quarto teatro non sputa nel piatto, ma salta la finestra…

10° Il Quarto teatro non pensa di essere l’ultimo, dopo il Quinto verrà il Sesto…

 

 

 Le dieci affermazioni

 

1° Il Quarto teatro comprende anche l’Humus teatro, il Macro teatro, quello che ancora non è stato pensato e anche il Terzo teatro, ma solo se ce lo chiede…

2° Il Quarto teatro insegue la luce, non ama il potere…

3° Il Quarto teatro è ingenuo e intelligente…

4° Il Quarto teatro è per tutti, ma anche per uno solo…

5° Il Quarto teatro è pieno di energia, ma sussurra le parole…

6° Il Quarto teatro è ancora necessario, ma non crea isole…
7° Il Quarto teatro vive della relazione maestro – discepolo, ma non ha maestri e ne garanti…
8° Il Quarto teatro vive in ogni spazio e in ogni stagione, aspetta fuori per accogliere gli spettatori…
9° Il Quarto teatro è stanco di questo mondo e ne crea un altro possibile…
10° Il Quarto teatro gioca con le parole, osserva la realtà e ha molti fatti da mostrare, non possiede un’unica verità!

 

Link esterni:

 

LIbro Blanco

 

Manifesto integrale del 4 Teatro

 

Come sempre a voi le consierazioni , i commenti , le suggestioni.

Andrea Ternelli.


 





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categoria:teatro, festival, teatro di strada, mercanzia, feria, pennabilli, busker festival, libro blanco
sabato, 27 dicembre 2008
A VOLTE CAPITA DI AVERE A CHE FARE CON DEI GENI E DI NON RIUSCIRE A CONOSCERLI,MA FILTRARE QUELLO CHE RESTA IN QUESTO LATO PER CERCARE DI CAPIRE COSA SAREBBE ACCADUTO NELL'ALTRO ...RICERCANDO UN TEMPO PERDUTO ,MAI AVUTO.
NEGATO.

UNO SPAZIO BI-SIMETTRICO ED UNIDIREZIONALE.
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sabato, 27 dicembre 2008
Le azioni teatrali hanno l'urgenza di un atto irripetibile senza
conti
 tornaconti
ripensamenti...

... avere la spesieratezza di non compiere un qualcosa di importante, ma fare qualcosa solo per il piacere di farla.


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mercoledì, 24 dicembre 2008
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venerdì, 24 ottobre 2008
Lettera all'attore

Spesso sono rimasto colpito dalla mancanza di serietà nel tuo lavoro. Non é dovuta ad assenza di concentrazione o di buona volontà. E' l’espressione di due atteggiamenti.

Come prima cosa si ha l'impressione che le tue emozioni non siano dettate da un convincimento interiore, da una necessità irrefrenabile che lascia il suo marchio nell'esercizio, nell'improvvisazione, nelle scene che esegui. Puoi essere concentrato nel tuo lavoro, non risparmiarti, i tuoi gesti possono essere tecnicamente precisi, ma le tue azioni rimangono vuote. Non credo in quello che fai. Il tuo corpo dice solo una cosa: obbedisco a un ordine ricevuto dall'esterno. I tuoi nervi, la tua colonna vertebrale, il tuo cervello non sono impegnati, e con una attività epidermica vuoi farmi credere che ogni azione è vitale per te. Tu stesso non avverti l'importanza di quello di cui vuoi rendere partecipe lo spettatore.

Come puoi sperare allora che lo spettatore sia preso dalle tue azioni?

Come puoi affermare e far capire che il teatro è il luogo dove le pastoie sociali devono sparire per fare spazio a una comunicazione franca e assoluta?

Tu rappresenti la collettività in questo luogo, con le umiliazioniche hai subito, con il tuo cinismo che è autodifesa e il tuo ottimismo che è irresponsabilità, con il tuo senso di colpa e il tuo bisogno di amore, con la tua nostalgia per un paradiso perduto, nascosto nel passato, nell'infanzia, nel calore di un essere che ti faceva dimenticare l'angoscia.

Ogni persona presente in questa sala sarà scossa se tu effettuerai, durante la rappresentazione, un ritorno a queste origini, a questo terreno comune dell`esperienza individuale, a questa patria che si cela. Questo è il legame che ti unisce agli altri, il tesoro sepolto nel più profondo di noi stessi, mai messo allo scoperto, perché e il nostro conforto, perché fa male a toccarlo. `

Il  secondo atteggiamento che riscontro in te é l’imbarazzo di considerare la serietà del tuo lavoro. Provi il bisogno di ridere, di sogghignare, di commentare con umorismo ciò che tu e i tuoi compagni fate. E' come se volessi sfuggire la responsabilità che senti inerente alla tua professione e che consiste nello stabilire una relazione con gli altri uomini e nell'assumerti la responsabilità di ciò che riveli. Hai paura della serietà, della consapevolezza dl essere al limite del consentito, Hai paura che tutto quello che fai sia sinonimo di fanatismo, di noia, di isolamento professionale. Ma in un mondo in cui gli  uomini che ci circondano non credono più in niente, o fanno finta dl credere per essere tranquilli, colui che scava in se stesso per fare il punto sulla sua condizione, sulla sua assenza di certezze, sul suo bisogno di vita spirituale, e preso per un fanatico e per un ingenuo. In un mondo in cui la norma è l’inganno, colui che cerca la “sua” verità é scambiato per ipocrita.

Devi accettare che tutto ciò che crei, a cui dai libertà e forma nel tuo lavoro, appartiene alla vita e merita rispetto e protezione. Le tue azioni, dinanzi alla collettività degli spettatori, devono possedere la stessa forza della fiamma nascosta nella tenaglia incandescente o nella voce del roveto ardente. Solamente allora le tue azioni potranno continuare a vivere nei sensi e nella memoria delle spettatore, potranno fermentare a conseguenze imprevedibili.

Dullin, mentre era sul suo letto di morte, contorceva il viso assumendo le sembianze e i tratti dei grandi ruoli che aveva incarnato: Smerdjakov, Volpone, Riccardo III. Non era solo l’uomo Dullin che moriva, ma anche l’attore con tutte le tappe della sua vita.

Se ti domando perche hai scelto di diventare attore, tu mi risponderai: per esprimermi, per realizzarmi. Ma che significa realizzarsi ? Chi si realizza? Il capo ufficio Hansen, che visse un'esistenza rispettabile, senza problemi, mai tormentato da domande che rimangono senza risposta? O il romantico Gaughin che dopo aver rotto con le norme sociali portò a termine la sua esistenza nella privazioni e nella miseria di un villaggio polinesiano, Noa-Noa dove credeva di aver ritrovato la libertà perduta? In un'epoca in cui la fede in Dio è diagnosticata come nevrosi, ci manca il metro per misurare se la nostra vita si è realizzata o no.

Quali che siano state le segrete motivazioni personali che ti hanno portato al teatro, ora che eserciti questa professione devi trovarne un senso che, andando aldilà della tua persona, ti confronti socialmente agli altri.

Solo nelle catacombe si può preparare una vita nuova. Ecco il posto di quelli che nella nostra epoca cercano un impegno spirituale cimentandosi con le eterne domande senza risposta. Questo presuppone coraggio: la maggior parte della gente non ha bisogno di noi. Il tuo lavoro è una forma di meditazione sociale su te stesso, sulla tua condizione umana, sulle vicende del nostro tempo che ti toccano più profondamente. Ogni rappresentazione in questo teatro precario che disturba il pragmatismo quotidiano può essere l'ultima. E tu devi considerarla come tale, come la possibilità di raggiungere te stesso, consegnando agli altri il resoconto delle tue azioni, il tuo testamento.

Se essere attore significa tutto questo per te, allora nascerà un altro teatro; un’altra tradizione, un’altra tecnica. Un rapporto nuovo si stabilirà fra te e lo spettatore che la sera viene a vederti perché ha bisogno di te

                                                                                                                   " Eugenio Barba 1967"

 

Come di conseuto a voi i commenti,i pensieri,le suggestioni,le critiche......

Per chi interessa segnalo che Eugenio Barba sarà a Pontedera il 2 e 3 Novembre con lo spettacolo "Le grandi città sotto la luna". Per maggiori info :

www.pontederateatro.it/prod_cont.php


postato da: actorproglab alle ore 17:19 | Permalink | commenti (9)
categoria:comunicazioni, emozioni, corpo, linguaggio, eugenio barba, odin, espressiivitÃ